Il silenzio è

la gentilezza dell’universo

 

Proprio vero, i silenzi valgono più di mille parole. E quando dietro ad un silenzio si cela un lavoro appassionato, quel valore cresce ancora.

E’ questo il caso di Davide Ivagnes, team manager. Fare quello che fa Davide Ivagnes vuol dire entrare in un rapporto simbiotico con la vita dei giocatori, imparare a sincronizzare la propria vita con quella dei ragazzi che ogni anno firmano un contratto.

Se un giocatore ha un problema, è il telefono di Davide quello che squilla. Un ponte d’unione silenzioso e solido tra la squadra e chi la squadra la amministra e la gestisce, tra chi amministra e gestisce la società.

Un orecchio capace di ascoltare da una parte una voce e da una parte l’altra ed allo stesso tempo capace di sentire anche il rumore di un applauso e quello di una critica.

Il valore del lavoro fatto nel silenzio, nel mostrarsi poco ma nell’esserci sempre, per chi conta e per quello che conta. Con uno sfondo che è ancora qualcosa di più, in un tempo strano come il nostro: l’educazione e la gentilezza.

Chissà se è in assoluto vero che l’educazione è la prima forma di gentilezza e la gentilezza una delle prime forme di educazione, chissà, ma nel caso di Davide Ivagnes è assolutamente vero.

Ed insieme ad un bagaglio raro come questo c’è un’altra arma nel feretro di Davide: l’esperienza. Perché ora sono tanti gli anni che Davide Ivagnes veste sempre la stessa maglia: quella della Virtus Roma.

Non esistono puzzle completi se non vengono uniti tutti i singoli tasselli. Certo all’occhio colpiscono sempre di più quelli più grandi e che magari hanno un personaggio particolare od un colore più accesso od un dettaglio impossibile da non vedere, ma non sarebbe finito se non ci fossero quei tassellini che non sono stati pensati per essere lì al centro dell’attenzione.

E pensare che poi sono quelli più rari e più difficile da mettere insieme, perché nel fare un puzzle si parte sempre dal soggetto principale e poi piano piano si va a completare tutto intorno. Davide non è solamente quel tassello più piccolo e meno centrale, lui è anche la cornice in grado di sostenere quel puzzle così delicato, quando poi viene sigillato ed esposto, così come in un salone di una casa, così all’interno di un Palazzo dello Sport, come una squadra.

Un fondamentale silenzio, una rara educazione, una colonna portante.

Un silenzio che quasi mai fa domande ma che di per sé, è già una risposta. Un silenzio che si può ascoltare e da cui si può imparare. Un lavoro che c’è quando le luci si accendono e soprattutto, quando si spengono.

Edoardo Caianiello

 



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