“Non tutto ciò che può essere contato conta

e non tutto ciò che conta può essere contato.”

 

Qualche saggio insegna che non bisogna guardare a quello che non si ha ma invece a quello che non manca. Tre storie, tre giocatori: Marco Santiangeli, Andrea Saccaggi, Roberto Prandin.

E’ proprio vero, non tutto ciò che può essere contato, conta e non tutto ciò che conta, può essere contato: non contano i minuti, i punti fatti, quando sei uno sportivo, conta quello che ottieni alla fine e soprattutto che regalo hai fatto alla tua anima, alla fine della corsa.

Aldilà di numeri, di momenti giusti e momenti sbagliati: Marco Santiangeli, Andrea Saccaggi e Roberto Prandin sono tre dei campioni di questa stagione.

Chi nasce come attaccante, chi come difensore, in ogni caso parliamo di giocatori.

Marco Santiangeli, che per gran parte dell’anno quello che non ha è di non farla franca. La sua storia quando arriva a Roma è chiara e per lui parlano le cifre: punti ed attacco. Ed arriva come uno che alla Virtus Roma ha sempre fatto male e spesso e volentieri con la maglia di Scafati ha punito con triple pesanti le sorti romane. Fatica nel corso dell’anno Marco, non riesce a trovare la via del canestro e sembra cercarlo poco provando altre vie per entrare nei meccanismi della squadra. Tutti si aspettano di più, tutti da lui vogliono di più: ma le giornate passano ed in un attimo ecco le partite decisive.

Ed è proprio quello il momento in cui i canestri iniziano ad entrare. Ed è proprio quello il momento in cui le virate iniziano a funzionare ed alla fine quello che non ha è quello che non gli manca. Non servono tante parole e nemmeno lui vuole usarle, per guadagnare il cielo ed il sole della sua carriera.

Andrea Saccaggi ha una fotografia che porta con sé: un canestro, quello contro Casale Monferrato. Un canestro che vale una stagione e poi la difesa e poi la capacità e la cortesia di metterci la faccia e di rispondere con le parole a delle parole che lo invitavano a chiedere “scusa” dopo un momento difficile. La solida e continua bravura nel saper essere pronto quando veniva richiesto. Uno che non ha un segreto in banca, che non ha le pistole di tanti altri ma l’umile applicazione dei propri pregi e dei propri limiti.

Non è iniziata bene la stagione per Roberto Prandin. Inizia a Siena, dove qualche mese dopo, per motivi societari inizia a crollare tutto e Bobo deve trovare casa. Anche se una casa lui ce l’ha ed è quella dove dimora il cuore: si chiama Trieste ed è dove lo scorso anno, ha vinto quel campionato che Roma sta provando a vincere. E’ difesa Bobo, è paura di non prendere certi tiri, è esperienza: e questa conquista subito Piero Bucchi che lo mette in campo. Sono suoi i primi canestri in finale ed il finale è proprio quello che lo aveva già visto protagonista lo scorso anno: la promozione. E’ un talismano, è come il grillo fortunato di Mulan, è Bobo. Non aveva l’orologio avanti, uno di quelli che ti fa correre più in fretta ed avere tutti più distanti, nemmeno un treno per tornare da dove fosse partito, Bobo con il lavoro guarda avanti.

Perché alla fine è tutto qui, quando non sei una star hai il lavoro e poche parole dalla tua parte. Perché non tutto ciò che può essere contato, conta, come il tabellino od una statistica ma soprattutto non tutto ciò che conta può essere contato: come un campionato.

Edoardo Caianiello

 

 



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