Non è mai facile un ritorno

Non è impresa da niente

Ma finalmente arriva il giorno che tu fai pace con te

Capire il vento, la ragione, il momento

Spogliarsi di ogni incertezza, inseguire un canto

Anche se per gli altri sarà follia

 

Un ritorno non è mai facile, soprattutto uno in Serie A1.

E lo sa bene Francesco Carotti, uno che la Virtus Roma ce l’ha nel cuore, nella testa e nelle mani. Avete presente quando si dice che tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile? La storia degli ultimi anni della squadra romana ci racconta che invece Francesco non è solo importante, è indispensabile.

Non basta fare un passo indietro, ne serve più di qualcuno, quasi quasi una passeggiata indietro nel tempo. Da una trasmissione radio, agli articoli di giornale ad una giacca ed una cravatta.

La giacca e la cravatta sono la punta dell’iceberg della domenica, giorno in cui arriva e “fa tremila cose, e poi ad un certo punto rispunta in giacca e cravatta” e si siede vicino al cubo dei cambi.

Nel bene e nel male, a modo suo, Francesco Carotti ci ha sempre messo la faccia, con professionalità ed umanità, particolare che non contempla la perfezione ma la costante ed ossessiva presenza.

Dopo una serie vinta contro Reggio Emilia o contro Cantù, dopo una serie persa con Recanati, dopo la vittoria a Legnano, Francesco era seduto lì, su una sedia di una prima fila e guardava nel vuoto: quello che è successo è stato un miracolo sportivo.

E’ un viaggio nel tempo, un viaggio di chi con razionale follia ha unito, in giacca e cravatta, l’anima del tifoso, lo spirito del dirigente. Unire e fondere la propria vita con la sorte di una squadra, pensate quando è proprio la tua squadra a scandire con regolare cadenza i ritmi dei tuoi giorni, dei mesi e degli anni.

Non c’è niente da fare, Roma non è come tutte le altre città: troppo più bella, un gigante che nonostante milioni di difficoltà, nella sua imponenza resiste. Non è come tutte le altre Roma, ha bisogno della sua storia, della sua identità, delle sue persone, di chi parla il suo stesso dialetto.

Si chiama identità. E l’identità è un qualcosa che va tutelata, l’identità è una garanzia dentro e fuori la città, l’identità è un valore che non si può calcolare.

E il valore di Francesco Carotti nello sport di questa città, per la Virtus Roma, va oltre.

Cercando una definizione del tempo quello che ne esce fuori è: “Quantità che misura il moto delle cose mutabili, secondo prima o poi: ovvero, misura del moto o della quiete”.

E di mutabile nella storia della Virtus Roma c’è stato e ci sono stati anche moto e quiete, sono passate persone, giocatori, tanto e tanti. Non è passato Francesco, quello che non passa, mentre tutto va.

“Ammiro chi resiste, chi ha fatto del verbo resistere carne, sudore, sangue, e ha dimostrato senza grandi gesti che è possibile vivere, e vivere in piedi anche nei momenti peggiori”. (Luis Sepulveda)

E l’anno che inizia sembra essere sempre il primo e quello che finisce sembra essere l’ultimo ma Francesco continua a tenere il tempo.

I migliori anni di una vita, vissuta con la Virtus Roma e per la Virtus Roma.

Edoardo Caianiello

 

 



Potrebbe interessarti anche


Casa Virtus racconta il dietro le quinte di un’annata indimenticabile. L’episodio 9 vede protagonista Davide Ivagnes, team manager della squadra.

Casa Virtus racconta il dietro le quinte di un’annata indimenticabile. L’episodio 6 vede protagonisti Amar Alibegovic, Daniele Sandri e Aristide Landi.