I wanna fly
Can you take me far away
Gimmie a star to reach for
Tell me what it takes
And I’ll go so high
I’ll go so high
My feet won’t touch the ground
Stitch my wings
And pull the strings
I bought these dreams
That all fall down

Non sarà stato difficile per Aristide Landi, Daniele Sandri ed Amar Alibegovic, toccare la retina del canestro: le ali di questi ragazzi sono cresciute in fretta.

Mi chiamano Gladiatore”, questo è il soprannome donatogli da Alessio Teresi in telecronaca e da quel giorno è Aristide Landi, partita dopo partita, si è preso l’arena. E’ arrivato a Roma tre anni fa, con la compagna e con il suo cagnolone. E’ arrivato con un compito e con una promessa: vincere ed alla fine, ha vinto. Da solo esecutore dalla lunga distanza, ha iniziato anche ad andare a fare “a botte” sotto canestro, ha cambiato in tre anni la sua vita, la sua carriera ed il suo corpo.

E’ diventato padre, Aristide. Quanto conta per uno come lui, quel termine: papà. Un termine che dentro aveva celati ricordi, dolore, lacrime e sorrisi, sul corpo un tatuaggio e che ora ha in più un’arma micidiale: due occhi di cielo, quelli del suo bambino, che portano il nome del nonno.

Canestro dopo canestro, tra sconfitte e vittorie, il talento conteso da tutti di quell’Europeo del 2010 ha trovato in quest’anno, il trampolino di lancio per il futuro. Le cifre di questa stagione ed il suo rendimento, parlano americano. Un americano un po’ potentino che conosce i suoi punti di forza ed i suoi limiti e sa come affrontarli.

Un “Gladiatore” lo sa, gli applausi sono stati un vento forte che hanno spinto le ali di Aristide in quella che è stata senza dubbio la sua migliore stagione, che hanno spinto la palla dalle sue mani verso il canestro e dopo ogni partita, ed il suo cuore e le sue lunghe braccia verso un abbraccio ed un bacio alla sua cosa più importante: la sua famiglia.

Luca Dalmonte al termine di quella stagione ai microfoni disse quanto gli dispiacesse non aver dato più minuti a Daniele Sandri. Non sono solo i capelli elettrici, un outfit niente male: dietro al ragazzo con la maglia numero #12 c’è un grande professionista, uno che quando veste la maglia di una squadra, per quella squadra da tutto quello che ha.

Ago della bilancia come pochi altri, la sua assenza in campo si sente, soprattutto in quella difensiva. Un jolly da poter usare in diverse situazioni, quando bisogna marcare un’ala piccola od una grande, fa poca differenza e forse di questa lunga stagione, una delle “difese” più importanti si sono viste proprio  nell’ultimo appuntamento con la Fortitudo, quando si è trovato a dover mettere i bastoni tra le ruote a Leunen.

Micheal Jordan diceva che uno dei suoi segreti erano le “mani grandi e diciamo che nel tempo lo ha dimostrato. Daniele invece ha una cura del corpo attentissima, divenuta ancor più oculata, al seguito di un’operazione avanguardistica che lo ha messo davanti ad una scelta: essere un super professionista od accontentarsi della normalità. Non ha scelto la normalità: nel colore dei capelli, in una scarpa da indossare, nell’amore.

Si è sposato all’inizio di questa stagione, ha promesso amore eterno alla sua Gracia. Ha ali lunghe Daniele sospinte da divertimento ed amore e gambe forti che dopo un volo gli permettono di atterrare sicuro. Anche se oggi, non schiaccia più come prima, per sua stessa ammissione.

Dopo questa stagione il palindromo di Roma non è più Amor, sarà Amar. Figlio di Teoman e Lejla , fratello di Mirza e Denis, è un po’ signore dell’anello, conquistato a suon di schiacciate, un talento ed un giocatore capace di vincere al suo primo anno, una pietra grezza da poter lavorare e da poter far crescere passo dopo passo. Capace di fidarsi non solo delle sue doti atletiche ma anche del suo tiro da tre punti, un’arma troppo importante ma bravo anche a saper gestire il suo dilagante entusiasmo rendendolo funzionale al suo gioco ed alla sua attività in campo: è stato lui il migliore del finale di stagione.

Non solo signore dell’anello ma anche un po’ Denver e se non conoscete Denver, avete un grosso vuoto da colmare: il simpatico dinosauro con gli occhiali viola del cartone “Ti voglio bene, Denver” che come lui ha la cresta all’ insù e che alla fine della stagione ci ha fatto dire “Mamma Saura!”

Ecco, ad uno come Amar viene proprio voglia di dirgli “Ti voglio bene” ed infatti dei bambini è l’idolo e tra i bambini è la maglia più venduta, merito di quelle sue esultanze piene di adrenalina e di carica, che sono l’elettricità per le lampadine di chi ama questo sport.

In un film uno degli attori dice ad uno dei protagonisti: “A Ce’ e non lo guarda’ il mare che te vengono i pensieri”, a guardare Amar invece tanti pensieri non vengono. Lui segna e batte le ali e vola.

Aristide Landi, Daniele Sandri ed Amar Alibegovic: le ali della Virtus Roma.

 

Edoardo Caianiello

 

 



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