“Chissà, chissà, domani…
Su che cosa metteremo le mani”

 

Una vittoria è fatta di profumi, anche di quelli che non sono comunemente visti e pensati come vere e proprie essenze. Tipo la benzina: c’è a chi fa impazzire l’odore, c’è chi lo odia.

Ecco, ci sono alcuni che forse non piacciono a nessuno: tipo il sudore. Ma quegli odori che non piacciono a nessuno, in certe stagioni e per certe persone, sono la cosa più simile ad un profumo, quello della vittoria.

Lucio De Fazi è una vera e propria istituzione, veste la maglia della Virtus Roma dal 1990. In questi ventinove anni di lavoro con indosso la divisa della stessa squadra, sotto gli occhi di “Lucio” si sono alternati tre Pontefici, diversi Sindaci, si sono aperti i cantieri della Metro C, Spagna e Repubblica sono cadute nell’adempimento del dovere, buche piccine e discrete sono diventate laghi artificiali ed i piccioni hanno lasciato il posto a stormi di Pappagalli. Questo non per sottolineare un’età ma per evidenziare una forza che oggi ha sempre meno valore, quella dell’esperienza e della memoria.

Quanti giocatori sono passati tra le mani di Lucio, quante partite, quante delusioni, quante gioie, tutte diverse tra loro ma con in comune proprio quelle mani: le stesse. Sapere di essere il primo a dover scendere in campo quando un giocatore ha qualcosa che non va, imparare a conoscere i giocatori e di conseguenza il loro limite del dolore, la loro percezione, i loro punti di forza e quelli che inevitabilmente sono anche punti deboli. Sapere quelle che sono le parole da dire di fronte ad un infortunio, quelle da dire mentre inizia un recupero oppure si raggiunge una guarigione. Parole che sentono in pochi, silenziose a molti.

Fabrizio Santolamazza, invece, entra in Virtus Roma all’inizio di questa stagione. Cognome che ha nel sangue la pallacanestro ma che ha anche tanto di cinematografico, soprattutto a Roma, grazie a quel capolavoro che è “Compagni di Scuola” e grazie a quel personaggio meravigliosamente contraddittorio che porta proprio il cognome Santolamazza e quel “Patata…patata…” riferito a Carlo Verdone, che nel film interpreta un indimenticabile Piero Ruffolo.

Il lavoro di Fabrizio Santolamazza è ad oggi imprescindibile nel mondo dello sport, in cui la componente fisica è diventata in certi momenti addirittura preponderante rispetto a quella tecnico e tattica, basti pensare e vedere agli alieni (fisicamente parlando) che popolano i campi di basket dei giorni nostri.

E pur essendo alieni e (soprattutto) per questo essere prodigi di fasce e fibre muscolari sono spesso e volentieri come veri e propri blocchi di cristallo da maneggiare.

E per quel meraviglioso principio che è la diversità, ogni giocatore, ogni ragazzo è diverso e diversamente va allenato e attivato il suo corpo.

E’ Fabrizio ad accendere e ad aver acceso il tasto “On” di ogni singolo allenamento e di ogni singola partita, con i suoi esercizi, con le sue serie, è lui ad aver fatto con Henry Sims l’esercizio con la pallina per tutto l’anno.

Muscoli, fasce e fibre, caviglie e ginocchia, braccia, spalle e sudore. Quel sudore che sulle mani di Lucio e Fabrizio è scivolato ogni giorno di quest’anno. E se per il resto del mondo (giustamente) il sapore non è una cosa piacevole, per loro è come se fosse la benzina di un motore particolare, è un valore.

Valore di un lavoro silenzioso e dietro le quinte, fatto di cure e d’amore.

Edoardo Caianiello

 



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