L’amicizia è la cosa più difficile al mondo da spiegare.
Non è qualcosa che si impara a scuola.
Se non hai imparato il significato dell’amicizia, non hai davvero imparato niente.

 

Massimo Chessa e Tommaso Baldasso di Roma, oramai, ne sanno qualcosa e di Virtus Roma anche qualcosina in più.

Massimo Chessa e Tommaso Baldasso, oramai, non sono più semplici compagni di squadra ma sono anche qualcosina in più. Più che amici.

Due storie differenti, uno stesso traguardo, un percorso in comune. Ha davvero ragione Muhammad Alì, l’amicizia è davvero la cosa più difficile da spiegare, perché a volte lo stesso termine “amico” è riduttivo, come nel caso di Massimo e Tommaso.

Due punti di partenza differenti collocati in uno stesso momento temporale, il secondo anno di Serie A2, lo stesso punto di arrivo, il ritorno in Serie A1.

Massimo Chessa è di Sassari e proprio lì a Sassari è cresciuto cestisticamente ed ha vinto, con la meravigliosa Dinamo di Meo Sacchetti, uno Scudetto, una Supercoppa e per due volte la Coppa Italia.

La Sardegna è una terra unica, in grado di lasciarti senza parole. Non solo per quei meravigliosi paesaggi che la disegnano ma per quell’unico modo che hanno proprio quei suoi paesaggi di saperti cambiare alla loro visione, di andare a toccare qualcosa dentro che come l’amicizia, è una delle cose più difficili al mondo da spiegare. Spiagge infinite di colore bianco, scogliere che si immergono in un mare profondo, colori del mare dipinti da mano divino sono solo elementi di un’isola orgogliosa. E poi c’è il maestrale, che quando tira, sconvolge tutto: quel mare che sembra una distesa paradisiaca si trasforma in un gigante troppo forte da sfidare ma le nuvole, al soffio di quel vento autoritario, si allontanano.

Ecco quando Massimo Chessa arriva a Roma, dopo la sua esperienza a Trapani, è proprio come un soffio di vento. E’ attacco puro e negli schemi offensivi della sua prima annata, è la bocca di fuoco capace di accendere l’entusiasmo dei tifosi e di farli divertire.

Ma quando il maestrale tira troppo forte, al mare non ci si può stare, le onde si fanno troppo alte. Ma se vi mettete nelle mani di un sardo, lui saprà dirvi dove quel vento così forte non è in grado di arrivare.

Vicino a dove abita Massimo c’è un golfo, un luogo magico: la spiaggia di Mugoni. E se tutto intorno il vento soffia forte ed a Porto Ferro i surfisti tagliano le onde, a Mugoni la Sardegna ti mostra come può cambiare e come sa cambiare e come a distanza di qualche chilometro, da una spiaggia all’altra, si possa essere diversi.

E così ha fatto Chessa, che investito della fascia di capitano, in una squadra costruita con delle ambizioni diverse ha scelto di cambiare, ha saputo cambiare. Non più una folata di maestrale fatta di tanti possessi offensivi e di tanti tiri, ma una spiaggia sicura dove potersi rifugiare quando il vento tira troppo forte: un luogo sicuro fatto di giocate selezionate, di possessi difensivi e di canestri che seppur di meno quantitativamente, più pesanti. Una stagione da vero capitano, giocata con il cuore.

E’ cambiato nel gioco Massimo Chessa, è cambiata la sua vita: è diventato Papà. E sono proprio lui ed il suo bambino a regalare una delle immagini più belle di questo campionato dopo una delle tante vittorie in casa: un giro di campo in cui il papà tiene in braccio suo figlio e che proprio come il suo “vecchio” alza la mano per prendersi il cinque degli spettatori.

C’è anche Tommaso Baldasso che cammina davanti ai due ragazzi di casa Chessa, in quel giro di campo. E si ferma e stringe le mani del più giovane dei due e con una smorfia ti fa capire che il rapporto tra Massimo e Tommaso non è qualcosa di comune.

Perché Massimo per Tommaso è stato un luogo sicuro negli anni passati insieme con la stessa maglia. Baldasso arriva a Roma appena diciottenne, con in valigia tanto talento ed in mano un contratto di tre anni che lo lega alla sua nuova avventura.

Una canzone dice che diciotto anni sono pochi per promettersi il futuro ma Baldasso ha una strada da percorrere. In campo scende un giocatore da costruire e nel frattempo, proprio tra promesse da mantenere ed un futuro da disegnare, fuori dal campo c’è anche un ragazzo che cresce ed uno come Tommaso Baldasso è il classico tipo che si gioca sempre la “bella”. Avete presente la “bella” no? Vinci la prima, perdi la seconda e la terza è quella decisiva.

E alla fine l’ha vinta Tommaso. L’azione che rappresenta la sua annata è un passaggio, quello che la gente di basket chiama “assist”.

Quando attacca il canestro ed invece di tirare scarica la palla per Saccaggi che riceve, tira e segna. Fermatevi a pensare a quell’azione e pensate a cosa sarebbe potuto succedere se quel tiro non fosse entrato e probabilmente le reazioni sarebbero state le stesse dopo, per esempio, un antisportivo commesso. Ma di fronte alla scelta più scontata che era quella di tirare e siglare i due punti lui ha scelto quella più folle, quella che la legge del gioco avrebbe suggerito in quel determinato caso, che invece ha perso di fronte a quella che a tutti gli effetti ha infranto le regole: una scelta illegale.

Non è tanto nei canestri fatti, negli errori commessi questa stagione, è nell’aver visto qualcuno che prima ancora non si era visto. Un ragazzo che ha giocato con responsabilità importanti e con attributi che non gli sono mai mancati ma che in questa stagione hanno espresso la loro carica differentemente.

Certe cose non si imparano a scuola, ce l’hai o non ce l’hai. Nel bene e nel male.

Come l’amicizia che come dice Muhammad Alì, non si impara a scuola, ed il cui significato non si può spiegare ma se non l’hai conosciuto non hai imparato niente. Ecco Massimo e Tommaso nei loro anni insieme hanno imparato tanto insieme, sono cresciuti insieme in questa avventura, in cui quello che non si ha è quello che non manca. Stretti in libera sorte.

Edoardo Caianiello



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