E se quest’anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch’io.

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità

 

Chi lo sa se Piero e Daniele se lo sono dato un abbraccio al termine di quella partita con Legnano, ma nelle loro parole c’è tanto, troppo e qualcosa di più.

C’è rispetto, amicizia, condivisione, aiuto. Ci sono due uomini, due allenatori che in comune non hanno solo una panchina ma che sono legati da fili indistruttibili, i ricordi.

Di quanti giorni è fatto un anno, di quante ore, di quanti secondi. Ecco, se avete fatto il calcolo, stracciatelo perché non vi servirà minimamente per riuscire a scoprire di quanti giorni, di quante ore e di quanti secondi sia invece fatta una stagione che aldilà del semplice giro delle lancette di un orologio ne ha altre che invece, mentre voi non le vedete, calcolano gli allenamenti, le riunioni, le telefonate, gli schemi disegnati, quelli cancellati, i timeout, i cambi, le convocazioni, le urla e gli applausi: ecco, quelle due lancette, che voi non vedete, sono quelle che hanno scandito il tempo e le emozioni di Piero Bucchi e Daniele Michelutti.

Chissà quanto è durato questo anno per loro, chissà se anche a loro, suonata quella maledetta di un’ennesima maledetta “domenica”, tutto sembra essere passato in un istante, ma quello che è certo è che nella confusione di una festa, nell’euforia di una vittoria, lo sguardo di Piero e Daniele si è incrociato e quello è bastato.

Perché dietro agli allenatori e alle loro responsabilità ci sono gli uomini e le loro emozioni, quelle che in un’intervista od in una conferenza stampa, ci mettono di più ad uscire rispetto ad una disamina.

Sono le emozioni che prova Piero quando tra le mani stringe la foto che lo vede in mezzo ai suoi due soli, sua figlia e suo figlio. Sono quelle che vivono nel soffio di liberazione di Daniele, che quando ripensa a quel momento, si lascia un po’ andare e scivolare sul divano e dice: “Ce l’abbiamo fatta”.

Basta uno sguardo, non servono troppo le parole. Basta un gesto, non servono preparazioni, avere un amico accanto è un privilegio, è quello che non passa mentre tutto va, come gli attimi di una partita e le settimane di un’annata sportiva.

In effetti di parole di Daniele Michelutti non se ne sono sentite poi tante e gli anni di Brindisi ed ora i giorni di Roma gli hanno cambiato l’accento. No, non è di Bologna, è nato ad Udine e ci tiene a sottolineare che nonostante la differenza di età con coach Bucchi (non fateglielo notare però) frequenze e battiti sono sempre gli stessi e che parole e dichiarazioni non sono poi le cose fondamentali.

L’uno vicino all’altro: complementari. Non ci sono folli dichiarazioni d’amore o lunghi insiemi di lettere e dittonghi a spiegare chi sia l’uno o chi sia l’altro ma parole giuste e scelte, sentite e volute, che dentro nascondono il rispetto e l’eleganza di due amici, di due professionisti, di brave persone.

Due professionisti che hanno vinto un campionato, carico di aspettative e con un nome importante stampato sopra, quello di Roma. Che hanno fatto delle scelte e se ne sono assunti rischi e responsabilità.

Due amici che hanno nell’album della loro vita hanno inserito delle nuove foto.

Due brave persone che con educazione parlano a chi è intorno a loro e che si sono scelti come tali, prima ancora di sapersi professionisti o di pensarsi come amici.

E così racconteranno di quest’anno e così il prossimo anno e quelli che verranno, dopo un anno passeranno, nel bene o nel male, vincendo o perdendo. Quello che non passeranno saranno loro ed i loro ricordi e forse, il ricordo di questa stagione fantastica.

Edoardo Caianiello

 



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