Torna #LaMiaVirtus, la rubrica nata per condividere storie, aneddoti ed emozioni targate Virtus!

Per il sesto appuntamento, pubblichiamo il racconto di Cristiano.

 

Il racconto che vi invio ha per me un grande valore affettivo, in quanto uno dei ricordi più belli con mio padre che, purtroppo, oggi non c’è più ma mi ha lasciato un amore infinito: quello per la Virtus.

Avete presente quando, solo per fare un dispetto ai genitori, i bambini disobbediscono facendo l’esatto contrario di quanto viene chiesto loro? Ecco, io ero uno di quei bambini: mio padre amava il basket e io lo odiavo, mia madre tifava Roma e io Lazio e potrei continuare con una lista infinita di dispetti che facevo solo per il gusto di farli e per affermare la mia scontrosità da bambino. Una domenica di febbraio del 2009 decisi di accettare un invito di mio padre e che oggi sono felice di aver accettato: andai a vedere una partita del suo amato basket.

L’incontro era tra Lottomatica Virtus Roma e Angelico Biella, in una semplice partita di stagione regolare. In fin dei conti non mi costava nulla andare a scoprire un lato di mio padre che non avevo mai voluto conoscere. La partita e l’atmosfera furono bellissime, la Virtus vinse 78-72 e vidi dei gesti atletici mai visti in vita mia dal vivo. Conobbi giocatori come Becirovic, Jaaber e Jennings e da quell’8 febbraio non persi una partita di quella stagione: scoprii che l’inizio di campionato non era stato dei migliori, ma io vedevo solo una corazzata che vinceva sempre e faceva divertire.

Così, la domenica divenne l’appuntamento fisso con mio padre per seguire la Lottomatica e lasciarci coinvolgere da una squadra che poteva vincere lo scudetto; credevamo fortemente in quella squadra e aspettavamo con ansia il martedì per scoprire cosa diceva la rivista SuperBasket sulla Virtus e la domenica per andare a tifare. Al termine della stagione regolare la Virtus si piazzò al secondo posto e incontrò nei playoff -ironia della sorte- l’Angelico Biella, qualificatasi al settimo posto. Eravamo con la testa già alle finali scudetto, senza considerare l’importanza delle serie da affrontare per arrivare a giocare la finale: accade l’impensabile e la Virtus Roma fu eliminata in uno degli upset più memorabili del basket italiano. La stagione terminò con tanto amaro in bocca per i risultati sportivi, ma mi aveva regalato molto più di una vittoria: un pezzo di vita da condividere con mio padre.

L’anno successivo ci abbonammo e la nostra domenica sacra era sempre tra le mura del PalaLottomatica o davanti gli schermi di SKY per seguire la Virtus. Nel 2013, poco prima dell’inizio dei playoff scudetto, mio padre mi lasciò improvvisamente, solcando un vuoto che tutt’oggi fatico a colmare. So che è ancora con me e lo sento ogni domenica quando, venendo a vedere la Virtus, sento la sua voce gridare per incitare i giocatori giallorossi ed esortare il coach a chiamare sospensione quando la squadra è in difficoltà.

Non è un racconto allegro, ma è un racconto di amore: un amore tra padre e figlio. Eterno, custodito in una fede chiamata Virtus Roma.

 

Per partecipare, scrivete a mediahub@virtusroma.it: ogni settimana condivideremo una storia sui nostri canali ufficiali.

#VirtusIsComing



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