Torna #LaMiaVirtus, la rubrica nata per condividere storie, aneddoti ed emozioni targate Virtus!

Per il quarto appuntamento, pubblichiamo il racconto di Francesco.

 

La Virtus è stata la mia prima fede sportiva, ancor prima di una squadra di calcio o di qualunque altro club sportivo.

Era il 2008, avevo 6 anni e giocavo a mini basket nelle Stelle Marine Ostia. Non so tuttora spiegare il motivo preciso, ma mi appassionai fin da subito alla pallacanestro, arrivando a costringere mia madre ad accompagnarmi al campetto da basket per farle vedere quanto ero migliorato e per strapparle promesse come “Un giorno diventerai un giocatore professionista”. Non avevo idoli né punti di riferimento nel basket professionistico, ma era la mia ambizione, il mio sogno. Così passavo le mie giornate a fingere che il secchio dentro casa fosse un canestro e io realizzavo sempre il tiro della vittoria. Ciò che al ricordo mi fa sorridere maggiormente è il fatto che all’epoca, non avevo ancora mai visto una partita di basket, né dal vivo né tantomeno in televisione.

La sera del 28 febbraio 2008, di ritorno dal lavoro, mio padre portò a casa un cartone di pizza con la Coca Cola per me e la birra per lui e la mamma. La serata era cominciata alla grande, ma era niente in confronto all’eccitazione che avrei provato pochi minuti dopo, quando accendemmo la TV per vedere la Virtus Roma impegnata contro il Barcellona in Eurolega. La Virtus perse di 29 punti, ma io non tifavo nessuna delle due squadre, ero semplicemente contento di aver visto giocatori veri che facevano spesso canestro e combattevano per farne di più rispetto agli avversari. Quella sera scoprii che la Virtus giocava a 20’ di distanza da casa mia, al PalaLottomatica, e che avrei potuto assistere alla partita vista in televisione dal vivo solo 2 settimane dopo, in quella che sarebbe stata la gara di ritorno delle Top 16 di Eurolega.

Quei 14 giorni sembravano non trascorrere mai e durante gli allenamenti facevo le telecronache delle mie azioni, immedesimandomi in Basile e proiettando le mie azioni nella partita che avrei visto a breve.

Finalmente arrivò il giorno della partita: era il 12 marzo, e non vedevo l’ora che l’arbitro alzasse la palla a due per assistere alla mia prima gara dal vivo. Entrai dentro il PalaLottomatica sentendomi veramente piccolo per la sua grandezza e non dimenticherò mai il momento in cui scattò l’amore per la Virtus Roma: mio padre aprì la porta che conduce al campo e vidi una curva colorata e allegra cantare per la propria squadra, quella che a breve sarebbe diventata anche la mia (anche se sul momento ero più concentrato a cercare in campo Gianluca Basile, il mio nuovo idolo). Durante il match provai un senso di trasporto mai sentito prima e iniziai a seguire i tifosi con i loro cori e i loro movimenti delle braccia. Purtroppo per le mie aspettative, Basile giocò malissimo quella partita, ma fui felicissimo della vittoria della mia Virtus per 68-63. In quel momento non mi preoccupai neanche del valore di quella gara ai fini della classifica, perché per me era unica e al di fuori dello spazio e del tempo.

Terminata la gara, volevo entrare in campo a festeggiare la vittoria con i giocatori, ma mia madre con molta pazienza mi spiegò che non era possibile farlo; per non andarmene a mani vuote cercai di recuperare un autografo di Basile mentre rientrava nel tunnel, ma non ci riuscii. Rassegnato, alzai bandiera bianca senza fare capricci con i miei genitori e cantai per tutto il viaggio di ritorno in macchina le canzoni della Virtus e l’inno che non avevo ancora imparato a memoria, ma che avevo riscritto con parole fantasiose.

Da quel giorno, quelle canzoni e quei colori non sono mai più andati via dal mio cuore e ogni giorno attendo il ritorno di una vittoria con il Barcellona. Forza Virtus!

 

Per partecipare, scrivete a mediahub@virtusroma.it, allegando anche delle immagini se presenti: ogni settimana condivideremo una storia sui nostri canali ufficiali.

#VirtusIsComing



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