Torna #LaMiaVirtus, la rubrica nata per condividere storie, aneddoti ed emozioni targate Virtus!

Per il terzo appuntamento, pubblichiamo il racconto di Filippo.

 

Ciò che amo dello sport è la sua capacità di regalare emozioni che restano per sempre impresse nella nostra memoria e, ogni volta che volgiamo il pensiero a quel momento, un brivido percorre tutto il nostro corpo, incurante degli anni che sono passati dal giorno in cui l’abbiamo vissuto. Una di queste emozioni me l’ha regalata la Virtus Roma, la mia Virtus, in una sera primaverile del 2013, esattamente il 6 giugno 2013, vincendo la semifinale scudetto contro Cantù in gara 7 dopo sei lunghe battaglie.

Quel giorno arrivai al Palazzetto dello Sport con mio padre e mio fratello con quattro ore di anticipo, vissute con l’adrenalina di quando si attende un momento importante il cui esito è incerto e non dipende solo da te, perché hai di fronte un’avversaria con le tue stesse motivazioni per vincere. Sia chiaro, io non giocavo, ma il calore che avvolgeva la Virtus durante quei playoff faceva sentire tutti protagonisti di un evento straordinario e, soprattutto, inaspettato.

La capienza del PalaTiziano era inferiore rispetto alle richieste dei tifosi romani perciò la società allestì nel piazzale antistante il Palazzetto un maxischermo per seguire la partita contro Cantù colorando così piazza Apollodoro con i colori del basket e della Virtus. Dal momento in cui l’addetto alla sicurezza strappò il mio biglietto, ricordo un’atmosfera avvolgente, ancora mite ma con la sensazione della quiete prima della tempesta. Con il passare dei minuti i seggiolini gialli e rossi sparivano, occupati e colorati dai tifosi che non smettevano più di entrare dai cancelli del palazzetto, come se un quadro di Escher stesse prendendo vita davanti ai miei occhi. Il PalaTiziano si riempì in ogni suo settore e quell’arena si trasformò in una bolgia: a fatica si sentivano i fischi dell’arbitro e un canto incessante sosteneva e conduceva i nostri campioni verso quella che aveva l’aria di impresa, viste le premesse con le quali era iniziata la stagione.

Datome, Lawal e Goss trascinarono la Virtus al successo con le loro giocate di talento inebriate di una speciale trance agonistica e il mio ricordo va al pubblico che si univa ripetutamente nel coro “Virtus Roma alè, Virtus Roma alè”. Il suono della sirena finale sancì l’accesso in finale della mia, nostra Virtus, così entrai in campo con mio fratello ad abbracciare qualunque giocatore mi capitasse sotto lo sguardo poco attento perché troppo emozionato. Poco prima che le luci del Palazzetto si spegnessero per consegnare quel vortice di emozioni alla memoria, guardai il parquet di gioco ormai vuoto, consapevole che in pochi giorni sarebbe diventato il teatro di una nuova battaglia, molto più dura: quella con i rivali senesi.

La cena di quella sera ebbe un sapore totalmente diverso dal solito, era il sapore della vittoria della squadra della città in cui vivo, di un popolo, quello romano, e del basket, uno sport che nella capitale vive sempre all’ombra del calcio. Tornai a casa stravolto e mi coricai a letto; l’adrenalina aveva ormai lasciato il posto a una felicità appagante che tutt’ora ricordo con un sorriso dal retrogusto agrodolce, tra il malinconico e lo speranzoso: l’assenza di quell’atmosfera negli ultimi anni intorno alla Virtus è la malinconia, rincalzata subito dalla speranza che tutto quel calore possa tornare, perché no, già da quest’anno intorno ai nostri colori. Forza Virtus!

 

Per partecipare, scrivete a mediahub@virtusroma.it allegando anche delle immagini (se presenti) ed un titolo: ogni settimana condivideremo una storia sui nostri canali ufficiali.

#VirtusIsComing



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